Come vivere meglio i contrasti?

14.10.2025

Quando litighiamo, raramente parliamo solo dell'episodio in corso. La scintilla è minuscola, ma la fiamma illumina stanze che non avevamo mai osato aprire. Un tono brusco può risvegliare memorie d'infanzia, un ritardo può far emergere vecchi abbandoni, una critica può toccare la ferita della nostra insicurezza. Cerchiamo il contrasto per affermarci, per sostenere le nostre idee, proprio come se dovessimo vincere una battaglia. La mente, sollecitata da ciò che ci tocca nel profondo, scatta immediatamente e tutto viene riportato nella dualità. Ci stacchiamo da ciò che ci ferisce e inneschiamo la lite con chi ci sta di fronte.

Il contrasto ci mette davanti a ciò che di solito teniamo nascosto persino a noi stessi. Per questo è scomodo, per questo spaventa. Ma se abbiamo il coraggio di attraversarlo, ci regala specchi preziosi. Ogni discussione diventa un'occasione per chiedersi: perché questa frase mi punge così tanto? Quale parte di me si sente sollecitata?

Invece di chiudere la porta, possiamo guardare dentro. E lì troviamo un tesoro: la possibilità di conoscerci meglio. Perché senza specchi restiamo ciechi, senza conflitti restiamo in superficie.

Ma allora, se ci pensate bene, di cosa stiamo parlando? Di noi o dell'altro? Secondo me, sempre di noi. Stiamo parlando di ciò che ci fa entrare in relazione con gli altri, certamente, ma anche e soprattutto di come noi leggiamo ciò che ci accade e di come noi cerchiamo, inconsapevolmente a volte, il contatto con chi ci sollecita. C'è una sorta di attrazione reciproca, che ci tiene insieme per affrontare un determinato pezzo di strada. Sì, perché poi ognuno ha i propri tempi di reazione e di adattamento ai cambiamenti, e a volte non coincidono.

Il contrasto come palestra emotiva

Pensiamo spesso che l'armonia sia la prova di una relazione sana. Eppure, nei contrasti alleniamo le qualità più preziose: ascolto, pazienza, vulnerabilità. Una coppia, un'amicizia, perfino un rapporto di lavoro, a volte crescono attraverso la frizione, esattamente come i muscoli crescono con lo sforzo.

Potremmo vedere ogni litigio come un allenamento. Si impara a reggere il peso delle parole dell'altro, si respira dentro l'emozione. È faticoso, ma a volte è così che si diventa forti.

In questo caso possiamo vedere la forza come elasticità. Il contrasto diventa allora il luogo in cui la relazione si rende flessibile, capace di adattarsi e, a volte, di resistere. Ovviamente poi, ci sono le reazioni dell'altro che potrebbero fare la differenza, ma questo è un altro capitolo.

Il contrasto come rinascita

C'è un altro aspetto sul quale ho fatto una riflessione: litigare richiede tempo, energia, attenzione.
In una relazione più intima, imparare a litigare insieme significa imparare una lingua nuova, che nessun altro parla. È un codice segreto che racconta quanto due persone siano disposte a restare una di fronte all'altra anche quando brucia.

In questo senso, il contrasto non divide: unisce. Diventa un lessico condiviso che racconta la storia di due persone che scelgono di restare nello stesso spazio, anche quando quello spazio scotta.

Ogni scontro lascia una traccia: a volte cicatrici, a volte aperture luminose. Ma dopo un conflitto nulla resta identico a prima. La relazione cambia, si sposta, si trasforma.

Proviamo a pensare che le relazioni siano organismi vivi, capaci di crescere, di cambiare forma, di rinascere più volte. Ogni conflitto, se attraversato, è una rinascita. Una possibilità di dire: adesso so qualcosa in più di te e di me.

Il contrasto a volte appare come un intruso fastidioso, e altre volte è un maestro. Insegna a respirare dentro la paura, a guardare l'altro negli occhi quando sarebbe più facile girarsi di spalle, a creare insieme un linguaggio che prima non esisteva.

Ogni scontro diventa allora un'occasione per conoscersi più a fondo, per rinascere insieme e avere la sensazione di aver costruito, invece che demolito.