Dipendenza affettiva: non vivo senza te

14.10.2025

Quante volte ci siamo ritrovati ad aspettare un messaggio, a controllare il telefono cento volte, a sentirci vivere solo quando qualcuno ci guarda con attenzione?

La dipendenza affettiva è questo? Forse è quel bisogno di amore che diventa meccanismo. Non ne parliamo quasi mai, forse per vergogna o forse perché a volte, in preda al meccanismo, non riusciamo nemmeno a vederlo eppure tocca a tanti di noi.

Cosa ci aspettiamo dall'altro, da noi?

Ci aspettiamo conferme, vogliamo essere visti. Spesso, attraverso l'altro, ci identifichiamo, dimenticando che abbiamo dentro di noi tutto ciò che ci serve. In fondo, ci bastiamo. Sono le nostre forme di pensiero, il nostro vissuto, che ci portano a comportarci in un certo modo, cercando negli altri ciò che ci manca.

Dovremmo invece provare a creare la condizione per guardarci dentro, per affrontare quell'apparente solitudine che ci costituisce e che ci portiamo fin dalla nascita. A volte questa solitudine ci spaventa e ci fa percepire quel vuoto atavico che, in realtà, dovremmo imparare ad accettare. Quel vuoto fa parte di noi e, a volte, può essere una forza. Qualcuno lo chiama addirittura un buco nero.

Il vuoto ci fa paura, ma se non esistesse il vuoto non potremmo percepire nemmeno la pienezza. Pensateci. Quando non vediamo e non accettiamo tutto questo, cerchiamo conferme nell'altro e perdiamo il contatto con noi stessi: ci concentriamo nel piacere all'altro, ci rispecchiamo in lui e cadiamo nella trappola che i nostri stessi meccanismi creano. In questo modo, però, ci allontaniamo proprio dalla persona che meglio dovrebbe conoscerci, e cioè da noi stessi.

Ecco che allora, a volte, si prende la strada della dipendenza affettiva: cerchiamo conferme, cerchiamo di essere compresi e accettati. Lo facciamo semplicemente perché, in quel momento, siamo capaci di fare solo quello: ci attacchiamo agli altri con l'illusione di trovare noi stessi, ma in questo modo diamo importanza e responsabilità all'altro di ciò che, invece, dovremmo fare noi per noi stessi.

Il vuoto lo associamo a una mancanza e non ci accorgiamo che, invece, proprio in quel vuoto, in quel silenzio, a volte possiamo trovare delle risposte. Dovremmo puntare la pila su ciò che ci costituisce come persone e, piano piano, distogliere lo sguardo da ciò che manca. Se noi cambiamo, intorno a noi piano piano tutto cambia ed inevitabilmente anche le nostre relazioni.

Il prendersi la propria responsabilità nel cambiare è un lusso che ci porterà, inevitabilmente, a leggere in modo diverso i fatti della vita e a dare il giusto peso ad essi.