Ricordo quella volta che...
Decisi di smettere di studiare, il mio intento era quello di inserirmi nel mondo del lavoro il prima possibile perché non avevo nessuna voglia di impegnarmi nello studio visto che dentro di me non ho mai accettato le regole, a scuola spesso mi sono trovata sotto pressione, studiare per passare un'interrogazione non mi è mai piaciuto, studiare per far bella figura con i professori nemmeno. Anzi, più mi imponevano regole (e dalle suore ce n'erano moltissime), più io tentavo di trasgredire. Devo dire che questa è una modalità che mi sono portata per tutta la vita. C'è una parte anarchica di me, che neanch'io conosco ancora a fondo. O forse ho sempre cercato la via più semplice per raggiungere obbiettivi che via via mi ponevo, ma l'ho fatto travisando un concetto ben preciso che avevo interiorizzato facendo judo. Nel judo si potrebbe dire "Seiryoku-Zen'yo" (Miglior impiego dell'energia fisica e mentale. Nel caso del judo, questo è il principio su cui si basano attacco e difesa e ciò che guida l'insegnamento. Il miglior uso della mente unito al miglio uso del corpo può essere descritto come massima efficienza dell'energia. Questo concetto del miglior impiego dell'energia è uno dei principi fondamenti del judo, ma è anche importante per raggiungere vari scopi nella vita). Questo concetto avendolo interiorizzato sin da bambina, l'ho poi applicato nel mio quotidiano, ma con l'andare del tempo e senza la supervisione di un "maestro", si è trasformato in una scorciatoia per arrivare agli obbiettivi. Tornando a noi, una volta inserita nel mondo del lavoro, imparai sin da subito che il lavoro è comunque fatica, che non ci sono scorciatoie, che quando sei "l'ultima arrivata", per quanto giovane e in forze fisicamente, a te tutto si può chiedere, a te si possono mettere i piedi in testa. Questo cercarono di fare i miei colleghi all'inizio. Una volta che l'ultima arrivata presta il suo fianco, tutti cercano in qualche modo di guadagnarci qualcosa, cercano di lavorare un po' meno. Eh no mi dissi, tirai subito fuori le mie unghie e conquistai il mio posto in quell'azienda. Attenzione, le mie unghie non erano aggressività, l'ho saputo fare prestando disponibilità ma anche mostrando fermezza di carattere. Fortunatamente incontrai comunque una collega anziana che mi prese sotto la sua ala e mi insegnò il lavoro. Diciamo che quello che non avevo voluto imparare a scuola, lo imparai con l'esperienza del primo posto di lavoro, dove feci comunque tutto l'iter di apprendistato per passare poi a impiegata.
